lunedì, gennaio 23, 2012

Turismo dell'orrore al Giglio? Macché, il vero orrore (concettuale) sono i giornalisti che parlano di orrore

Ennesimo episodio di turismo delle tragedie o dell'orrore quello di chi si è recato ieri e oggi all'isola del Giglio?
"Sconcertante" la risposta di un tizio che dice semplicemente che è toccante lo spettacolo di quell'immensa nave rovesciata a due passi dagli scogli della costa?
A me pare che ad essere sconcertanti siano i due servizi di telegiornale che ho visto oggi (ormai ieri) in cui si mostravano i turisti guardare la nave e fotografarla con l'accompagnamento dei commenti denigratori degli autori dei servizi.
Come mai? Siccome sono assonnato la faccio breve. Il fattore cruciale dietro a questi servizi giornalistici pessimamente confezionati, con la mescolanza di fatti e giudizi di valore come minimo fuori luogo, è l'errata analogia tra l'atto di andare a visitare il nulla, come nel caso di Avetrana, e l'atto di andare a vedere la nave semi affondata al Giglio. Infatti in questo caso qualcosa di paurosamente spettacolare da vedere oggettivamente c'è. Nessuno è andato al Giglio per vedere morti o feriti, bensì per la curiosità di assistere con i propri occhi a una scena davvero impressionante e insolita in una cornice paesaggistica molto bella.
Che c'entrano le escursioni turistiche legate all'omicidio di Avetrana o simili con questa verso la nave al Giglio? Molto poco.
Per non parlare poi del controsenso di assistere a giornalisti che si meravigliano della curiosità di tante persone normali, quando si tratta proprio del sentimento che è alla base del mestiere giornalistico e in particolare del fatto che loro stessi siano lì in questi giorni al Giglio a coprire l'evento (senza telespettatori interessati e incuriositi non ci sarebbe copertura mediatica).

Lorenzo Sandiford

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